Foto segnaletica

Qualche giorno fa, camminando nei boschi e per le montagne con un amico, si filosofeggiava del più e del meno, e sul senso della vita trascorsa e futura.

Mi sono trovato per caso, ma forse non tanto per caso, a recitare, all’interno di un discorso, i primi versi della Divina Commedia accorgendomi solo dopo che, se Dante l’avesse dovuta scrivere oggi, avrebbe avuto più o meno la mia età.

Poi, sempre per caso, ma forse non tanto per caso, mi è venuto alla mente un trittico scattato prima dell’estate: «Foto segnaletica»

Wild in the Jail
Nessun reato è stato commesso,
sconto la pena per «Essere Stato» sempre me stesso!

Non credo alle coincidenze, non credo alle premonizione, né tanto meno alla casualità!

Come suggeritomi dal mio amico, che tra l’altro è un professionista della musica, questo articolo accompagnerà gli ultimi due che ho scritto in precedenza, formando insieme con loro un accordo.

Se lo dice lui, Io ci credo.

Che stranezza suscita in me la parola «accordo». Se la penso nell’ambito musicale è magica e potente: si pensa alla bellezza e ciò che può nascere da essa, ovvero null’altro che bellezza.

Ma accordo è anche patto, statuto: le note si mettono insieme e decidono di farlo seguendo certe regole. Quest’ultima interpretazione sembra meno romantica, assomiglia quasi ad un legaccio intorno al collo.

Cosa mi succede? Perché in ogni cosa vedo tutto e il contrario di tutto? Sono forse in un vicolo cieco? O forse è fisiologico che in questa età, per necessità o costrizione, siamo chiamati a fare i conti con il passato e con il futuro?

Mi sento turbato: o questa non è musica o il mio pensiero sta prendendo un grosso abbaglio.

Ci viene insegnato, nell’arco di una vita, ad accumulare in attesa di un riscatto Sociale, Professionale, Sentimentale… e con l’accumulo di capacità empiriche aumentano sempre più anche le aspettative.

Ma quali sono le cose che per noi sono veramente importanti?

Perché, se abbiamo vissuto con coerenza, quelle che sono state importanti già le sappiamo: infatti ciò che siamo oggi è frutto di quei piccoli e miseri passi, spesso scanzonati, che abbiamo fatto nel quotidiano.

Quei passi, uno di seguito all’altro, hanno tracciato dietro di noi un sentiero chiamato storia, un sentiero fatto di scelte prese e di scelte che sono ancora lì in attesa perché rinviate: ad ogni modo, il tasto REC registra la musica che siamo.

La musica è ammaliatrice: segue, guida e asseconda il flusso di coscienza, forse non ha la forza di metterci all’angolo, di metterci alle strette.

Ci vuole forza e coraggio per mettere giù la maschera: io ci provo con la Fotografia che mi ha reso nel tempo più fluido, inafferrabile, ermetico.

Provo a capire, come si fa in uno studio balistico, se la traiettoria di questa mia vita trascorsa punti al raggiungimento di quei desideri da sempre ricercati e rincorsi, quali di questi io abbia raggiunto, quali di questi da Traguardo si siano trasformati in punti di Partenza, e quali invece siano cambiati con la mia storia.

Prendo coscienza che in me è in atto una metamorfosi: chi ero, chi sono e cosa sarò devo ancora scoprirlo anche io.

Il sunto di tutto è in queste «Foto segnaletica»!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *